
Questo agosto mi auguro sia un mese di riposo e di maggior tranquillità per tutti gli italiani, ma purtroppo le preoccupazioni per gli effetti della finanziaria appena approvata, quelle no, in ferie non ci vanno.
Anzi, su questo - sul fatto che la manovra 2010 sia fra le più inique degli ultimi anni per la ‘scientificità' con la quale ha colpito soprattutto le classi più deboli - occorre tenere alta l'attenzione dei cittadini, perché purtroppo, saranno proprio loro a pagare parte delle conseguenze della riduzione dei trasferimenti agli enti locali: il ‘conto' per il 2011-12 prevede 8,5 miliardi di euro in meno per le Regioni e 800 milioni in meno per le Province, le quali subiranno a cascata anche il salasso compiuto alle stesse Regioni. La stangata si sentirà già dal prossimo autunno e a tale prospettiva è fondamentale preparare le nostre comunità: ribadendo una volta di più che gli allarmi lanciati dalle amministrazioni locali per il dissanguamento al quale saranno sottoposte non era dettato da spirito corporativo, ma dalla consapevolezza che il taglio delle risorse in arrivo causerà una drastica caduta della loro capacità di erogare servizi (la sola Provincia di Pisa perderà in due anni 6 milioni di euro); e quindi si tradurrà in un danno alle collettività amministrate, tanto più grave in quanto inquadrato in una situazione di crisi tutt'altro che risolta.
Le parole chiave per capire in quali punti le famiglie saranno colpite? Eccone solo alcune: viabilità, scuola, trasporto pubblico, cultura. La viabilità per un motivo lampante: a minori liquidità nelle casse degli enti periferici (in assenza di un vero federalismo fiscale, che il governo propugna in teoria, ma alla fine sbandiera solo come slogan) corrisponderanno minori possibilità non solo di investimento sulla viabilità, ma anche di semplice manutenzione: cura dei manti asfaltati, taglio dell'erba ai bordi delle carreggiate e così via. E una rete stradale ‘sofferente' è un nervo scoperto nella qualità della vita dei cittadini: in termini di sicurezza, ovvio, ma anche si scorrevolezza del traffico, quindi con riflessi sull'economia, sugli impegni professionali e privati delle persone.
Quanto al tema scuola, lo scenario che si delinea per i prossimi anni in virtù della ‘razionalizzazione' varata dal Ministero è sotto gli occhi di tutti, con una contrazione delle dotazioni finanziarie che, riducendo il numero di docenti disponibili, costringe ad aumentare la dimensione media delle classi: alle elementari si determina addirittura una crescita delle pluriclassi (da 14 a 15, in controtendenza con le politiche attuate in passato dagli enti locali), che va chiaramente a scapito della qualità dell'apprendimento. Ma il tasto più dolente è la scuola d'infanzia; qui, rispetto agli organici degli insegnanti approvati dal Ministero, sarebbero mancate 20 classi (più una a tempo ridotto), per un totale di oltre 500 bambini: un ‘buco' disastroso per le spalle delle famiglie, che solo un intervento della Regione da 3.124.800 euro ha consentito di rattoppare. Non parliamo poi di interventi sulle strutture e nuove scuole: senza soldi sono chiaramente impossibili; così come sarà impossibile evitare un pesante impoverimento di tutto il piano degli investimenti.
Toccando solo velocemente il tema cultura (la Provincia eroga 800mila euro l'anno ai teatri: impegno difficilmente sostenibile in questa situazione), chiudiamo in bellezza, si fa per dire, con il trasporto locale. La manovra prevede in questo settore, per la Toscana, tagli di risorse fra il 30 e il 40%. Ciò si tradurrà in inevitabili diminuzioni delle corse degli autobus Cpt (con conseguenze sulle quote occupazionali) e dei treni; nonché in ineludibili aumenti tariffari. In tale cornice, a soffrire di più, chi sarà: i redditi più alti, che possono ricorrere a soluzioni di mobilità autonome; o quelli medio-bassi per i quali il servizio locale è una necessità vitale? A questo la Finanziaria una risposta non la dà ".