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Il mio intervento a Manifutura

 

Il Presidente Pieroni a Manifutura Il nostro Paese è investito da questa diabolica crisi che nasce da lontano, originata da logiche e dinamiche che in parte non ci appartengono, in quanto Paese che ha sempre avuto la sua forza nella produzione, nella manifattura di alta qualità, nei servizi e nel turismo. Un Paese che ha in buona parte resistito alla chimera della cosiddetta economia di carta, che ha costruito nel complesso un sistema più stabile di altre realtà, che ha continuato a fondarsi su fondamenta solide di competenze e capacità che oggi ci consentono di poter guardare al futuro nonostante il disastro che avviene ovunque.

Il territorio della provincia di Pisa è un esempio emblematico, quasi una sintesi di quello che siamo e del perché, a mio avviso, noi usciremo da questa crisi più forti di prima se riusciremo ad intervenire in modo intelligente. La Provincia di Pisa, infatti, governa un territorio su cui insiste un mondo economico particolarmente variegato e dinamico. A imprese appartenenti a settori particolarmente innovativi (quali l’high-tech in generale, le biotecnologie, l’Information and Communication Tecnology, l’aerospazio) si affiancano lavorazioni tradizionali quali la meccanica, la concia/calzatura, la lavorazione del legno, la cantieristica da diporto, in cui i saperi antichi si vestono continuamente di innovazione e ricerca – espressa direttamente qui da ben tre strutture universitarie (Università di Pisa, Scuola Superiore Normale e Scuola Superiore S.Anna), da Cnr, Istituto Nazionale per la Fisica Nucleare, Istituto Nazionale per la Fisica della Materia, Centro di Ricerca Termica dell’Enel - determinando un livello di qualità medio alto apprezzato e conosciuto in tutto il mondo.

Non è un caso, quindi, che la provincia di Pisa risulti leader mondiale per la quota di Prodotto Interno Lordo dedicata ad attività di ricerca e sviluppo: tale valore - 3,5% del PIL nel 2005 - era pari al triplo della spesa media italiana (1,19%), oltre che a quelle medie Europea (1,9%) e Statunitense (2,6%). Al contempo su questo territorio dove insiste solo lo 0,68% della popolazione si determina il 6% sui brevetti made in Italy, il 5% sui brevetti di ricerca statuntensi, l’8,1% sugli spin off italiani, il 4,4 sugli addetti a R&S, il 6,7% sui progetti finanziati dall’Unione Europea. A tutto ciò vanno aggiunte dotazioni infrastrutturali significative (aeroporto, linee stradali e ferroviarie, infrastrutture per il trasferimento dei dati, Pisa origine di tutto il sistema di fibre ottiche italiano e così via).

Questa è la ricetta che proponiamo: utilizzare il doppio binario del sostegno alle produzioni tradizionali, sviluppando sempre più l’innovazione tecnologica – in un’ottica di economia sostenibile - e facendo interagire i due mondi. Si deve, a nostro avviso, preparare il sistema ad agganciare immediatamente la ripresa appena questa si presenterà.
 


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