25 aprile: festa della liberazione
27 aprile 2009 7.29
"Valorizzare il ruolo di sintesi e nuovo inizio di questa giornata"
Sottrarre il 25 aprile a qualsiasi dibattito politico contingente significa affermare l'importanza di valori e momenti che costituiscono una piattaforma comune, un linguaggio comune per guardare avanti. Il valore oggettivo dei principi di libertà e democrazia, che costituiscono il nucleo della Festa della Liberazione, non può essere scalfito dai tentativi di relegare la celebrazione di questa giornata, vale a dire del momento di una vera rinascita nazionale, ad evento di parte.
Le forze migliori del paese che, con un profondo senso della patria, si ritrovarono allora unite nell'opporsi al nazifascismo, partendo da formazioni e culture politiche differenti, si scoprirono tutte disponibili al sacrificio della vita pur di difendere i valori della democrazia, del rispetto dell'uomo e della libertà. Il ruolo del 25 aprile, di ogni 25 aprile dal 1945 ad oggi è, quindi, sia di tipo identitario sia di natura morale: da un lato ci ricorda da dove provengano le nostre istituzioni democratiche; dall'altro ci mostra quale coraggio, quale sforzo, quale costo abbiano pagato le generazioni che ci hanno preceduto per consentirci e consegnarci la libertà di cui noi tutti oggi godiamo.
E' importante, io credo, valorizzare sempre questo ruolo di sintesi e di nuovo inizio rappresentato dal 25 aprile, come anche il Presidente Napolitano sottolineò due anni fa nel giorno della Festa della Liberazione recandosi a Cefalonia, per ricordare i combattenti e i caduti della Divisione Acqui:
"Perché il 25 aprile sia riconosciuto e sentito come Festa di tutti gli italiani, è importante dare il giusto posto - nella memoria storica e nella coscienza comune - alle diverse tappe e alle molteplici componenti del processo di maturazione e di lotta che sfociò nell'approdo glorioso di una liberazione piena del nostro paese e del nostro popolo".
Così si espresse il Capo dello Stato, e anche quest'anno il tema di una memoria complessa e condivisa attraversa quello del senso stesso di questa giornata di celebrazioni. La capacità delle istituzioni di riconoscersi nei momenti fondativi della nostra storia democratica è una condizione non negoziabile e non confondibile con nessuna dialettica politica. Il 25 aprile deve essere vissuto e comunicato, e penso soprattutto ai più giovani, non come rituale ripetitivo e retorico ma come reale momento di formazione di un'identità collettiva e di presa di consapevolezza storica: fondamentale è il ricordo delle vicende storiche, la conoscenza degli eventi, spesso drammatici, che attraversarono ogni nostra comunità, dalle città alle frazioni più piccole. I segni e le tracce dolorose di quei giorni sono un patrimonio ideale e morale per il Paese. Ed è la memoria di quei conflitti che può e deve nutrire, ancora oggi, l'avere realmente a cuore la nostra democrazia.
Andrea Pieroni
Presidente della Provincia di Pisa